Certificato unico dei debiti tributari: Cos'è, a cosa serve e come si richiede
Contenuto divulgativo aggiornato a giugno 2026, basato sul portale dell'Agenzia delle Entrate e sull'art. 364 del D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza). Modelli, tempi e modalità possono variare; per la pratica concreta si consiglia di consultare la Direzione Provinciale competente o un professionista. Questa pagina non sostituisce la consulenza fiscale o legale.
Risposta diretta. Il certificato unico dei debiti tributari è il documento con cui l'Agenzia delle Entrate attesta i debiti fiscali risultanti da atti, contestazioni in corso e contestazioni definite non ancora pagate. È previsto dall'art. 364 del Codice della crisi d'impresa (D.Lgs. 14/2019) e si usa soprattutto nelle procedure di regolazione della crisi, nelle cessioni d'azienda e negli appalti. Si richiede alla Direzione Provinciale competente con un modello dedicato, via PEC, online o allo sportello. Viene rilasciato entro 30 giorni.
Cos'è il certificato unico dei debiti tributari
Il certificato unico dei debiti tributari è un documento rilasciato dall'Agenzia delle Entrate che fotografa la posizione debitoria di un contribuente verso il fisco. In un unico atto raccoglie i debiti che derivano da avvisi, da contestazioni ancora aperte e da contestazioni già definite ma non saldate.
È stato introdotto dall'art. 364 del D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14, il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, con un obiettivo preciso: dare a chi avvia una procedura di regolazione della crisi un quadro completo e ufficiale di quanto deve al fisco. I modelli per la richiesta sono stati approvati con il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 27 giugno 2019.
Attenzione a non confonderlo — è cosa diversa dal certificato dei carichi pendenti penale, che riguarda i procedimenti penali e si richiede alla Procura. Qui parliamo di debiti fiscali e l'ufficio competente è l'Agenzia delle Entrate.
A cosa serve davvero
Anche se ogni cittadino può richiederlo per conoscere la propria situazione debitoria, nella pratica il certificato unico dei debiti tributari serve soprattutto in tre contesti.
Procedure di crisi d'impresa
È il suo uso principale e quello per cui è nato. Nelle procedure disciplinate dal Codice della crisi, l'impresa in difficoltà deve dichiarare con trasparenza la propria esposizione verso il fisco: il certificato è il documento che la attesta in modo ufficiale.
Cessione d'azienda
Chi acquista un'azienda risponde in solido dei debiti fiscali del venditore. Per questo il certificato si richiede prima di una cessione, così l'acquirente conosce i debiti che potrebbe ereditare. In questo caso il documento copre le violazioni dell'anno della cessione e dei due precedenti, il periodo per cui scatta la responsabilità solidale.
Appalti pubblici e verifica della propria posizione
Una stazione appaltante può chiederlo per verificare la regolarità fiscale di chi partecipa a una gara. Inoltre, qualunque contribuente può richiederlo semplicemente per conoscere debiti di cui non era a conoscenza e pagarli per tempo, evitando che maturino sanzioni e interessi.
Cosa contiene il certificato
Il documento elenca i debiti tributari risultanti dagli archivi dell'Amministrazione finanziaria. In particolare riporta:
- i debiti derivanti da atti già emessi a carico del contribuente;
- i debiti da contestazioni in corso, cioè non ancora definite;
- i debiti da contestazioni già definite ma non ancora pagati.
Quando esistono debiti non soddisfatti, al certificato viene allegato un prospetto di dettaglio che li descrive. Se invece il contribuente è in regola, il certificato attesta l'assenza di debiti tributari.
Chi può richiederlo
Possono presentare la richiesta sia le persone fisiche sia le imprese, ciascuno per la propria posizione verso il fisco. Per le imprese il certificato può includere anche i debiti risultanti al tribunale quando sono in corso procedure come la liquidazione giudiziale. La richiesta può essere presentata direttamente dall'interessato, da un delegato munito di delega formale, oppure dal tribunale nell'ambito di un procedimento.
Come richiedere il certificato unico dei debiti tributari
La richiesta si presenta alla Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale, utilizzando il modello ufficiale. Ecco come procedere.
- Scaricare il modello di richiesta dal sito dell'Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata al certificato unico dei debiti tributari. Esistono versioni per cittadini e per imprese.
- Compilare i dati del soggetto di imposta cui si riferisce il certificato (cognome, nome o denominazione, codice fiscale, domicilio fiscale) e, se diverso, del richiedente.
- Sottoscrivere il modello: con firma digitale se inviato via PEC, oppure con firma autografa e copia del documento se consegnato in altro modo.
- Inviare la richiesta via PEC alla Direzione Provinciale competente, indicando nell'oggetto "Richiesta Certificato unico debiti tributari (Art. 364 D.lgs. n. 14/2019)", oppure consegnarla allo sportello o tramite i servizi online con SPID, CIE, CNS o credenziali Entratel/Fisconline.
- Attendere il rilascio, che avviene entro 30 giorni dalla richiesta.
Quanto costa e quanto tempo richiede
Sul fronte dei tempi, l'Agenzia rilascia il certificato entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta. È un termine da mettere in conto quando il documento serve per una scadenza, ad esempio la firma di un atto di cessione o la partecipazione a una gara.
Quanto al costo, quando la richiesta è presentata dal debitore il certificato è soggetto all'imposta di bollo e ai tributi speciali previsti. Gli importi seguono le regole dell'Amministrazione finanziaria e vanno verificati al momento della richiesta, perché dipendono dal numero di pagine e dalla natura del documento rilasciato.
Errori frequenti da evitare
- Confonderlo con i carichi pendenti penali: sono documenti diversi, con uffici diversi (Agenzia delle Entrate contro Procura).
- Rivolgersi alla Direzione sbagliata: la competenza segue il domicilio fiscale del soggetto di imposta, non quello del richiedente.
- Sottovalutare i 30 giorni: chi lo richiede sotto scadenza, per una cessione o un appalto, rischia di non averlo in tempo.
- Inviare il modello senza firma valida: via PEC serve la firma digitale; la mancanza è una causa frequente di richieste respinte.
Che cos'è il certificato unico dei debiti tributari?
È un documento dell'Agenzia delle Entrate che elenca i debiti fiscali di un contribuente risultanti da atti, contestazioni in corso e contestazioni definite non saldate. È previsto dall'art. 364 del Codice della crisi d'impresa (D.Lgs. 14/2019).
A cosa serve il certificato unico dei debiti tributari?
Serve soprattutto nelle procedure di regolazione della crisi d'impresa, nelle cessioni d'azienda (dove l'acquirente risponde dei debiti del venditore) e negli appalti pubblici. Può essere richiesto anche dal singolo contribuente per conoscere la propria situazione debitoria.
Come si richiede il certificato unico dei debiti tributari?
Compilando il modello ufficiale dell'Agenzia delle Entrate e presentandolo alla Direzione Provinciale competente per domicilio fiscale, via PEC con firma digitale, allo sportello o tramite i servizi online con SPID, CIE, CNS o credenziali Entratel/Fisconline.
Quanto tempo serve per ottenerlo?
L'Agenzia delle Entrate rilascia il certificato entro 30 giorni dalla richiesta. È un termine da considerare quando il documento serve per una scadenza come una cessione d'azienda o una gara d'appalto.
È lo stesso del certificato dei carichi pendenti?
No. Il certificato unico dei debiti tributari riguarda i debiti fiscali e lo rilascia l'Agenzia delle Entrate. Il certificato dei carichi pendenti penale riguarda i procedimenti penali in corso e lo rilascia la Procura della Repubblica.
Chi può richiederlo?
Sia le persone fisiche sia le imprese, ciascuno per la propria posizione. La richiesta può essere presentata dall'interessato, da un delegato con delega formale o dal tribunale nell'ambito di un procedimento.
Approfondimenti correlati
- Certificato dei carichi pendenti — la differenza tra versione penale e versione fiscale spiegata in dettaglio.
- Casellario giudiziale — il certificato penale per eccellenza, da non confondere con quello fiscale.
- Visura camerale — un altro documento chiave per imprese, gare d'appalto e cessioni.
- Autocertificazione — quando una dichiarazione sostitutiva basta nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Contenuto redatto dal team editoriale di tramitesnotariales.info, specializzato in procedure amministrative e documentali. Le informazioni sono state verificate sul portale dell'Agenzia delle Entrate e sull'art. 364 del D.Lgs. 14/2019. Aggiornato a giugno 2026.
Fonti consultate: Agenzia delle Entrate, sezione "Certificato unico debiti tributari"; D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza), art. 364; Provvedimento Agenzia delle Entrate del 27 giugno 2019 n. 224245.
