Certificato storico di residenza: come richiederlo al Comune (Guida 2026)

Pagina informativa indipendente. I dati sono aggiornati al giugno 2026. La procedura ufficiale e l'elenco dei documenti richiesti possono variare da Comune a Comune. Le tariffe del bollo derivano dal D.P.R. 642/1972.

Il certificato storico di residenza riporta tutte le residenze precedenti di una persona, con le date di iscrizione e cancellazione anagrafica di ciascun indirizzo. A differenza del certificato di residenza normale, NON è disponibile sul portale ANPR e va richiesto allo sportello del Comune oppure tramite servizio telematico comunale. Questa guida riassume quando serve davvero, le differenze con il nuovo "certificato con decorrenza dal 2022" introdotto su ANPR ad aprile 2026, e la procedura per ottenerlo.

In sintesi: il certificato storico di residenza ricostruisce tutti i cambi di indirizzo di una persona, con le rispettive date. Non è scaricabile da ANPR perché i dati anagrafici antecedenti al 1° gennaio 2022 risiedono ancora negli archivi cartacei o digitali dei singoli Comuni.

Si richiede al Comune di residenza attuale (o di iscrizione AIRE per gli italiani all'estero). Costo: 16 euro di bollo + diritti di segreteria che variano da 5 a 25 euro a seconda della complessità della ricerca. Tempi: da 5 a 30 giorni lavorativi.

Cos'è il certificato storico di residenza e a cosa serve

Il certificato storico di residenza è un documento ufficiale che ricostruisce la cronologia completa delle residenze di una persona: tutti gli indirizzi presso cui è stata iscritta nei registri anagrafici di uno o più Comuni, con le date di iscrizione e cancellazione per ognuno. Viene rilasciato dall'ufficio Anagrafe del Comune di attuale residenza, in qualità di "Comune di ultima iscrizione", oppure dal Comune che ha gestito specifiche pratiche di iscrizione passate.

Si distingue dal normale certificato di residenza perché:

  • Il certificato di residenza attuale attesta solo l'indirizzo presente. È disponibile online su ANPR in 5 minuti.
  • Il certificato storico riporta l'intera sequenza di residenze, in ordine cronologico, con date di inizio e fine. Va richiesto al Comune.

Quando serve davvero

I casi di richiesta più frequenti sono:

  • Pratiche di cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis). Quando un discendente di emigrato italiano deve dimostrare la catena di residenze in Italia di un antenato. Il consolato italiano all'estero o il tribunale competente richiede la ricostruzione completa.
  • Successioni complesse. Quando occorre dimostrare la residenza del de cuius in determinati periodi per stabilire competenze territoriali (notaio competente, ufficio del registro, eventuali agevolazioni).
  • Pratiche fiscali pregresse. Per chi viene richiamato dall'Agenzia delle Entrate o dall'INPS a dimostrare la residenza effettiva in anni passati (verifiche di residenza fiscale, esterovestizione, agevolazioni "prima casa").
  • Contenziosi civili e di famiglia. Cause di separazione, divorzio, mantenimento, dove la residenza in un dato periodo incide sulla competenza territoriale del giudice o sui diritti reclamati.
  • Pratiche immobiliari complesse. Per la dimostrazione dei requisiti "prima casa" mantenuti negli anni o per verificare residenze incrociate tra cointestatari.
  • Trasferimenti pensionistici internazionali e ricongiungimenti familiari con paesi terzi che richiedono storico completo dei domicili.

Perché il certificato storico NON è disponibile su ANPR

L'ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) è entrata in piena operatività solo nel 2021–2022, con il subentro graduale di oltre 7.900 Comuni italiani. Il sistema centralizzato contiene quindi i dati anagrafici aggiornati dei cittadini, ma non ha ereditato l'intero archivio storico delle anagrafi comunali precedenti, che resta presso i singoli Comuni in forma cartacea (per le registrazioni più vecchie) o digitale (per quelle degli ultimi 15–20 anni).

Ad aprile 2026 è stato introdotto un servizio intermedio: il "Certificato di residenza con decorrenza dal 1° gennaio 2022", scaricabile online dal portale ANPR. Riporta tutte le residenze italiane registrate da quella data — la stessa in cui si è concluso il subentro dei Comuni nel sistema nazionale. È un primo passo verso uno storico digitale completo, ma copre un periodo limitato.

Tipo certificato Copertura temporale Dove richiederlo Tempo Costo
Certificato di residenza Solo indirizzo attuale Portale ANPR (online) 5 minuti 0 € o 16 € bollo
Certificato di residenza con decorrenza 01/01/2022 Tutte le residenze dal 2022 in avanti Portale ANPR (online) 5 minuti 0 € o 16 € bollo
Certificato storico di residenza Tutte le residenze, anche precedenti al 2022 Sportello Comune (o servizio telematico comunale) 5–30 giorni 16 € bollo + 5–25 € segreteria

A quale Comune va richiesto

La regola di base è: il certificato storico si richiede al Comune di residenza attuale per ricostruire le residenze gestite da quel Comune negli anni. Se la persona ha vissuto in più Comuni nel corso della vita, il Comune attuale può rilasciare un certificato che copre solo le iscrizioni e cancellazioni avvenute nel proprio territorio.

Per ricostruire residenze in altri Comuni in cui la persona ha vissuto in passato, occorre presentare richiesta separata a ciascun Comune. La logica è quella dell'archivio: ogni Comune conserva la storia anagrafica del proprio territorio.

Caso emigrati all'estero (AIRE): chi è iscritto all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero può richiedere il certificato storico al Comune italiano di ultima iscrizione anagrafica prima dell'espatrio, oppure al Comune dei propri antenati (per pratiche di cittadinanza). La domanda può essere inviata via PEC dal consolato di competenza o direttamente dall'interessato.

Quanto costa: bollo e diritti di segreteria

Il costo totale del certificato storico è generalmente più alto del certificato normale, perché alla marca da bollo si aggiungono i diritti di segreteria, che sono variabili e maggiorati rispetto a un certificato standard.

Imposta di bollo

Il certificato storico è normalmente in bollo: 16 euro pagati tramite contrassegno (marca da bollo cartacea) oppure online tramite pagoPA dove il Comune lo prevede. Le esenzioni dal bollo previste dalla Tabella B del D.P.R. 642/1972 valgono anche per il certificato storico: ad esempio, è esente quando richiesto per pratiche di adozione, separazione/divorzio, ONLUS, procedimenti penali, interdizione e amministrazione di sostegno.

Diritti di segreteria

Ogni Comune fissa i propri diritti di segreteria entro i massimi consentiti dalla normativa. Per il certificato storico la tariffa è più alta perché comporta una ricerca d'archivio. Le tariffe più frequenti:

  • Roma Capitale: 5,16 € (certificato in carta libera) – 21,32 € (in bollo)
  • Milano: 5,00 € (carta libera) – 21,00 € (in bollo)
  • Torino: 5,16 € (carta libera) – 21,16 € (in bollo)
  • Comuni minori: spesso tra 5,00 e 15,00 € per certificato in bollo

Per pratiche di particolare complessità (ricerche su più decenni, persone decedute, iscrizioni molto vecchie) alcuni Comuni applicano un sovrapprezzo per "ricerca storica" che può portare il costo complessivo a 30–50 euro.

Documenti necessari per la richiesta

I documenti richiesti dipendono dal Comune, ma in linea generale servono:

  1. Documento d'identità del richiedente. Carta d'identità, passaporto o patente in corso di validità. È sempre richiesto in originale o copia conforme.
  2. Codice fiscale dell'intestatario del certificato. Necessario per identificare con precisione la persona di cui si richiede lo storico, soprattutto in caso di omonimie.
  3. Modulo di richiesta compilato. Scaricabile dal sito del Comune di competenza o disponibile allo sportello. Va indicato l'uso del certificato (con eventuale motivazione di esenzione dal bollo) e il periodo da coprire.
  4. Marca da bollo da 16 € (salvo casi di esenzione). Va presentata in originale, non viene rimborsata.
  5. Delega scritta (se la richiesta è per un'altra persona). Per richiedere il certificato di un familiare, di un parente o di un terzo, occorre una delega firmata con allegata copia del documento d'identità del delegante.
  6. Documentazione aggiuntiva (in casi specifici). Per persone decedute: certificato di morte o atto di morte. Per pratiche di cittadinanza: documenti che giustifichino la richiesta (es. domanda al consolato). Per cause giudiziarie: provvedimento del giudice o atto di citazione.

Modalità di richiesta: sportello, PEC o servizio telematico

Le modalità disponibili variano da Comune a Comune. Le tre principali:

Richiesta allo sportello Anagrafe

Modalità tradizionale. Il richiedente si reca all'ufficio Anagrafe del Comune negli orari di apertura al pubblico, consegna i documenti e attende il rilascio. Per certificati che richiedono ricerca d'archivio, lo sportello generalmente non rilascia in giornata: lascia una ricevuta e indica una data per il ritiro (di solito dopo 5–15 giorni lavorativi).

Richiesta via PEC

Quasi tutti i Comuni accettano richieste via Posta Elettronica Certificata. Si invia un'email PEC all'indirizzo dell'ufficio Anagrafe (consultabile sul sito istituzionale del Comune) allegando il modulo di richiesta compilato, copia del documento d'identità e indicazione di come pagare bollo e segreteria (di solito tramite pagoPA con avviso che il Comune invia in risposta). Il certificato viene poi spedito via PEC, posta raccomandata o ritirato di persona.

Servizio telematico comunale (dove disponibile)

Alcuni Comuni hanno integrato il rilascio dei certificati storici nel proprio portale dei servizi online. È il caso di Roma Capitale, Milano, Torino, Firenze, Bologna e altri grandi centri. Il cittadino accede con SPID/CIE/CNS al sito comunale, presenta la richiesta online, paga con pagoPA e riceve il certificato in formato PDF firmato digitalmente. I tempi di rilascio variano da 24 ore a 10 giorni lavorativi a seconda della complessità.

Importante: il portale ANPR NON consente la richiesta del certificato storico ad altri Comuni. Ogni Comune gestisce il proprio archivio. Chi ha vissuto in più Comuni deve fare richieste separate, anche se il Comune di residenza attuale può fornire orientamenti su come reperire i dati altrove.

Tempi reali di rilascio

I tempi dipendono dalla complessità della ricerca e dallo stato di digitalizzazione dell'archivio anagrafico del Comune:

  • Ricerche su archivio digitale recente (dal 2000 circa in poi): generalmente da 24 ore a 5 giorni lavorativi.
  • Ricerche su archivio cartaceo (anni 1970–1999): da 5 a 15 giorni lavorativi.
  • Ricerche su archivio molto vecchio (precedenti agli anni '70): da 15 a 30 giorni lavorativi, talvolta di più nei piccoli Comuni dove l'archivio non è stato ancora digitalizzato.
  • Casi con omonimie o registrazioni incomplete: il Comune può richiedere documentazione aggiuntiva e i tempi si allungano. Per pratiche di iure sanguinis è normale arrivare a 30–60 giorni nei piccoli Comuni di emigrazione del Sud Italia.

Ricerca storica preliminare: cos'è e quando conviene

Alcuni Comuni offrono un servizio di "ricerca storica" preliminare, da effettuare prima di richiedere formalmente il certificato. È utile quando:

  • Non si conosce con certezza se l'antenato è stato effettivamente iscritto in quel Comune
  • Non si conoscono date precise di iscrizione/cancellazione
  • Ci sono dubbi sull'identità (omonimie, variazioni del cognome)
  • Si sospetta che la registrazione possa essere stata fatta in un Comune contermine (ad esempio in Comuni che hanno cambiato denominazione o sono stati accorpati)

La ricerca storica è generalmente meno costosa del certificato vero e proprio (5–15 €) e consente di verificare la presenza dei dati nei registri prima di pagare bollo e diritti pieni. Se la ricerca conferma la registrazione, si procede con la richiesta del certificato. Se invece l'antenato non risulta iscritto in quel Comune, si evita una spesa inutile.

Validità del certificato storico

Come tutti i certificati anagrafici, anche quello storico ha una validità formale di 3 mesi dalla data di rilascio (art. 41 D.P.R. 445/2000). Per i dati che esso attesta — situazioni anagrafiche pregresse — la "scadenza" è di fatto teorica: una residenza già passata non cambierà mai. Il termine dei 3 mesi è quindi un limite più procedurale che sostanziale, ma molti enti pubblici e tribunali pretendono certificati emessi negli ultimi 3 mesi.

Per pratiche di cittadinanza o ricongiungimento, conviene verificare con il consolato o l'autorità destinataria se accettano certificati storici con data più antica, oppure richiederne uno fresco poco prima della presentazione della documentazione.

Domande frequenti

Posso richiedere il certificato storico di residenza su ANPR?

No. Su ANPR è disponibile solo il certificato di residenza attuale e il certificato di residenza con decorrenza dal 1° gennaio 2022 (introdotto ad aprile 2026). Per uno storico completo che include residenze precedenti al 2022, occorre rivolgersi al Comune di competenza.

Quanto costa il certificato storico di residenza nel 2026?

Il costo dipende dal Comune: marca da bollo da 16 € (salvo esenzioni) più diritti di segreteria che vanno da 5 a 25 € a seconda della complessità della ricerca. Per le grandi città il costo standard si aggira sui 21 € totali. In casi di ricerche d'archivio molto complesse si può arrivare a 30–50 €.

Posso richiedere il certificato storico di un parente deceduto?

Sì, chiunque abbia un interesse legittimo (eredi, coniuge, parenti per pratiche successorie o di cittadinanza) può richiederlo. Occorre presentare al Comune copia del proprio documento d'identità, copia del certificato di morte del defunto e indicare la motivazione della richiesta. Alcuni Comuni richiedono anche l'autocertificazione del rapporto di parentela.

Per la cittadinanza italiana per discendenza, quale certificato storico serve?

Serve il certificato storico del Comune italiano in cui l'antenato emigrato risultava residente prima dell'espatrio. Va richiesto al Comune di origine, che ricostruirà la storia anagrafica fino al momento della cancellazione per emigrazione. Il documento è uno degli atti essenziali della pratica e va accompagnato da estratto di nascita dell'antenato e altri documenti specifici.

Quanto tempo ci vuole per ottenere il certificato storico?

Da 5 a 30 giorni lavorativi nella maggior parte dei casi. Per archivi cartacei molto vecchi (anni '60 o precedenti) o Comuni piccoli senza digitalizzazione, possono servire 30–60 giorni. Conviene preventivamente verificare con l'ufficio Anagrafe lo stato dell'archivio e i tempi previsti.

Posso richiedere il certificato storico online?

Solo se il Comune ha un servizio telematico dedicato. Le grandi città (Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna, Napoli e altre) consentono la richiesta tramite portale comunale con accesso SPID. Per i Comuni più piccoli la richiesta va presentata allo sportello o via PEC.

Il certificato di residenza con decorrenza 01/01/2022 sostituisce quello storico?

Solo parzialmente. Copre tutte le residenze italiane registrate dal 1° gennaio 2022 in avanti, ma non quelle precedenti. Per uso pratico, è utile per le pratiche che richiedono lo storico recente (es. residenze degli ultimi 4 anni), ma non sostituisce il certificato storico vero e proprio per pratiche che richiedono ricostruzioni più lontane nel tempo.

Se ho vissuto in più Comuni, devo richiedere il certificato storico a tutti?

Sì. Ogni Comune conserva la storia anagrafica del proprio territorio. Il Comune di residenza attuale può rilasciare un certificato che copre solo le iscrizioni e cancellazioni nel suo territorio. Per gli altri periodi vissuti altrove, occorre presentare richieste separate ai rispettivi Comuni. Per pratiche di cittadinanza o successioni complesse, il numero di richieste può essere significativo.

Fonti ufficiali consultate: Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (anagrafenazionale.interno.it), Ministero dell'Interno (interno.gov.it), D.P.R. 445/2000 (artt. 41, 43), D.P.R. 642/1972 (Tabella B – esenzioni dal bollo), Documentazione tecnica ANPR (docs.italia.it), siti istituzionali di Roma Capitale, Milano, Torino.

Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

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