Tempi della cittadinanza italiana per Prefettura: Quanto si aspetta davvero

Contenuto divulgativo aggiornato a giugno 2026, basato sull'art. 9-ter della Legge 91/1992 e sui tempi medi rilevati per le diverse Prefetture. I tempi indicati sono indicativi e variano per sede, per completezza della documentazione e nel tempo. Questa pagina ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza legale.

Risposta diretta. Il termine di legge per concludere la pratica di cittadinanza italiana è di 24 mesi dalla presentazione, prorogabili fino a 36 mesi, per le domande inviate dal 20 dicembre 2020. Nella realtà i tempi cambiano molto per Prefettura: alcune sedi definiscono in 12-20 mesi, altre arrivano a 30-36. Se i termini di legge vengono superati, è possibile presentare un sollecito e, in caso di silenzio, un ricorso al TAR per silenzio-inadempimento.

Quanto tempo serve davvero per la cittadinanza

La domanda che tutti si pongono è quanto si aspetta per la cittadinanza italiana. La risposta ha due livelli: il termine di legge e i tempi reali, che spesso non coincidono.

Per le domande presentate dal 20 dicembre 2020, l'art. 9-ter della Legge 91/1992 fissa un termine di 24 mesi, prorogabili fino a 36 mesi per esigenze motivate di istruttoria. Per le domande precedenti il termine era di 48 mesi. Si tratta però del tetto massimo previsto dalla norma: i tempi effettivi dipendono dalla Prefettura competente e dalla qualità della documentazione presentata.

Tempi della cittadinanza per Prefettura

I tempi cambiano sensibilmente da una città all'altra, in base al carico di lavoro e all'organizzazione di ciascuna sede. Ecco una stima indicativa dei tempi medi rilevati nelle principali Prefetture.

PrefetturaTempi medi indicativi
Bologna12-20 mesi
Firenze15-24 mesi
Torino18-24 mesi
Milano18-30 mesi
Roma24-36 mesi
Napoli24-36 mesi

Come leggere questi numeri — sono medie indicative, non garanzie. Una pratica con documentazione completa e senza criticità su reddito o residenza tende a stare nella parte bassa della forbice; una con integrazioni o verifiche aggiuntive si sposta verso l'alto. La sede competente è quella del Comune di residenza al momento della domanda.

Perché i tempi cambiano tra una Prefettura e l'altra

La differenza dipende soprattutto da tre fattori. Il primo è il volume di domande: le grandi città come Roma e Milano gestiscono numeri molto più alti e accumulano attese maggiori. Il secondo è l'organico e l'organizzazione dell'ufficio. Il terzo è la completezza della pratica: errori di compilazione, documenti scaduti o mal tradotti e richieste di integrazione allungano i tempi a parità di sede.

A questo si aggiunge la fase in cui si trova la pratica. La fase degli accertamenti è in genere la più lunga, ed è quella in cui molte domande restano ferme per mesi. Capire a che fase è arrivata la pratica aiuta a stimare quanto manca.

Cosa fare se i tempi superano il termine di legge

Quando l'attesa supera i 24 mesi (o i 36 in caso di proroga) senza una decisione, il richiedente non è senza strumenti. Si procede per gradi.

  1. Verificare lo stato della pratica sul portale, per capire in quale fase è ferma e se ci sono richieste di integrazione rimaste senza risposta.
  2. Presentare un sollecito all'amministrazione competente, chiedendo formalmente la conclusione del procedimento ormai oltre i termini. Prima della scadenza del termine il sollecito è in genere inefficace, perché non sussiste ancora l'obbligo di provvedere.
  3. Inviare una diffida se al sollecito non segue risposta, mettendo in mora l'amministrazione.
  4. Valutare il ricorso al TAR per silenzio-inadempimento, con cui il giudice amministrativo può ordinare all'amministrazione di concludere il procedimento. In questa fase è di norma necessaria l'assistenza di un avvocato.

Quando ha senso muoversi — agire prima della scadenza del termine di legge raramente serve, perché l'amministrazione non è ancora in ritardo. Il sollecito diventa efficace quando i termini sono superati e la pratica resta bloccata senza una ragione comunicata.

Dopo la concessione: la notifica e il giuramento

Quando la pratica arriva a conclusione positiva, il decreto di concessione viene firmato e la Prefettura notifica al richiedente l'appuntamento per ritirarlo. Da quel momento scatta un termine perentorio di 6 mesi per prestare giuramento presso il Comune di residenza: senza giuramento la cittadinanza non ha effetto. La cittadinanza diventa effettiva dal giorno successivo al giuramento, e da lì si possono richiedere passaporto e carta d'identità da cittadino.

Quanto tempo serve per la cittadinanza italiana?

Il termine di legge è di 24 mesi dalla presentazione, prorogabili fino a 36, per le domande dal 20 dicembre 2020. I tempi reali variano per Prefettura: da circa 12-20 mesi nelle sedi più rapide fino a 30-36 mesi nelle più cariche come Roma e Napoli.

Quale Prefettura è più veloce per la cittadinanza?

In media le sedi con tempi più contenuti risultano Bologna e Firenze, mentre Roma e Napoli tendono ad avere le attese più lunghe. Si tratta di medie indicative: la sede competente è comunque quella del Comune di residenza al momento della domanda.

Cosa posso fare se la pratica supera i 24 mesi?

Si può presentare un sollecito all'amministrazione e, se non risponde, una diffida. In caso di silenzio prolungato è possibile un ricorso al TAR per silenzio-inadempimento, con cui il giudice può ordinare la conclusione del procedimento. Prima della scadenza del termine il sollecito è di norma inefficace.

I tempi dipendono dalla città di residenza?

Sì. La pratica è gestita dalla Prefettura del Comune di residenza al momento della domanda, e ogni sede ha tempi diversi per volume di domande e organizzazione. La stessa pratica può quindi richiedere tempi differenti a seconda della città.

Entro quanto devo giurare dopo la concessione?

Entro 6 mesi dalla notifica del decreto di concessione, presso il Comune di residenza. È un termine perentorio: senza giuramento la cittadinanza non ha effetto. Diventa effettiva dal giorno successivo al giuramento.

Perché la mia pratica è ferma da mesi nella stessa fase?

È frequente, soprattutto nella fase degli accertamenti, la più lunga dell'istruttoria. Può dipendere dal carico della Prefettura o da verifiche in corso. Se i termini di legge sono superati, conviene verificare lo stato e valutare un sollecito.

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Sulla redazione

Contenuto redatto dal team editoriale di tramitesnotariales.info, specializzato in procedure amministrative e documentali. I termini di legge sono stati verificati sull'art. 9-ter della Legge 91/1992; i tempi per Prefettura sono medie indicative da fonti di settore. Aggiornato a giugno 2026.

Fonti consultate: Legge 5 febbraio 1992 n. 91, art. 9-ter; D.L. 113/2018 e D.L. 130/2020 sui termini del procedimento; rilevazioni sui tempi medi delle Prefetture.

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